Vént ad Garbéin
domenica 2 marzo 2008 ore 23.30 - 1191 visite
Oggi, domenica 2 marzo 2008, c’erano circa 20 gradi. Temperatura ideale per il riminese medio: quello che “vado al porto a fare un giro”, quello che “giochiamo a beach in spiaggia?”
Dopo una così splendida giornata passata con la famiglia al fresco della brezza marina, o sotto il sole in spiaggia con amici, dove si può concludere in bellezza se non con un giretto in centro?
Non fraintendete, io sarei stato volentieri “della banda”, ma impegni lavorativi non mi hanno permesso di godermi questa giornata a pieno. O meglio: l’ho vissuta, ancora una volta, dall’”altra parte”. Da quella di chi lavora per rendere perfetta questa giornata prematuramente primaverile.
Oggi infatti, l’impegno più grosso è stato quello dei pizzettari, bancarellari e bar che hanno battagliato con la clientela a suon di bibite e fusaia.
Noi al Caffè Cavour abbiamo vissuto il “secondo tempo”della giornata, quando tutti quanti dal mare si sono mossi verso la città per un (extra) aperitivo serale. Abbiamo udito il loro arrivo da lontano. In pochi minuti il locale si è riempito. La scena che mi sono immaginato è stata simile al famoso film “Il Gladiatore”: plotoni di clienti nascosti nel parcheggio dei Malatesta, solo uno fra essi, in grado di capeggiare la folla che, all’urlo di “Al mio segnale ORDINATE l’inferno!!”, ha confluito per le piazze di Rimini intasando tutti i locali pur sempre in maniera civile e pacata.
Un’orda di clienti che per 3 ore filate non c’ha fatto respirare. Ed è un bene, perché quando il locale è così pieno, quando c’è sempre da fare, quando non riesci nemmeno a berti un bicchiere d’acqua.. il tempo passa velocemente e non ti rendi conto che sono già le 21 ma che qua ancora vogliono mangiare e aperitivare!
In giornate come queste imparo molto. Mi rendo conto sempre più a fondo di quanto siano diversi i comportamenti delle persone ma allo stesso tempo quanto si assomiglino tutti. Faccio questo lavoro da anni, sono il classico riminese che si è fatto le stagioni come cameriere. Sono uno di quelli “da battaglia”, magari non professionalissimo ma sicuramente sono uno che corre quando ce né bisogno. Al volo so riconoscere che tipo di cliente può essere quello vestito di nero, quell’altro con il cappello oppure il tizio che arriva parlando al cellulare. Riesco ad etichettarli tutti, già prima che si siedano. Non è difficile in fondo, un po’ di esperienza e attenzione ai particolari.
Purtroppo però c’è sempre quel “tale” di turno che ti stupisce, che fa o dice quella particolare cosa che ti lascia a bocca aperta a pensare “ fà davèr?”. Quello che nel plotone ci si è ritrovato per caso, quello che per mesi non esce di casa, si ritrova a passeggiare in centro odorando di naftalina e pensa ancora che un cameriere sia “qualcuno che posso trattare cum’um pér a cui chiedere qualsiasi cosa mi passi per la testa”.
Beh sveglia cari miei, non sapete mai chi avete davanti. La maggior parte delle volte è gente che lavora lì da ore, a cui voi state chiedendo cose assurde (il Bellini analcolico di oggi era troppo anche per me). In fondo per me è un extra, il mio lavoro è un altro, quindi vivo il tutto con molta tranquillità e ci rido sopra, ma c’è chi fa questo lavoro per vivere e si sente spesso preso in giro da personaggi del genere.
Concludo quindi con il mio solito consiglio: un cameriere corre per voi, non fatelo correre più del dovuto. Anche lui, come voi, si stanca o si ammala o ride o piange o spera o si deprime.. anche lui insomma è simile a voi.
Rispetto e gentilezza.. per rendere la vita migliore ad un “cameriere”.